Più parliamo, più siamo donne.
La donna non sta mai zitta, eppure viene zittita sempre.

Michela Murgia non ci ha insegnato niente di nuovo, purtroppo, perché tutto ciò che ha scritto lo sappiamo già e lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle: discriminazioni in ambienti di lavoro, stereotipi negli ambienti domestici, frustrazioni per non essere brave mamme, o per non essere abbastanza brave al lavoro, per essere troppo ambiziose e anche per non esserlo affatto.

La donna sembra una minoranza e viene trattata come tale, a volte anche dalle menti più illuminate, eppure basta fare un rapido calcolo matematico per capire che la donna non può essere considerata numericamente una minoranza. Nel mondo non ci sono solo uomini, anzi.

Al Salone del Libro di Torino, nel 2018, Michela Murgia raccontava di un’analisi da lei svolta nel giro di qualche mese: “Aprendo il Corriere della Sera mi è saltato all’occhio che in prima pagina i nomi erano tutti uomini. Le donne sui luoghi di lavoro sono meno del 10% e la minoranza è talmente schiacciante che non può essere giustificata con il merito, ma è giustificata con un pregiudizio. Rendere questo pregiudizio alla portata di tutti è un primo atto politico”.
Negli anni il suo lavoro fu quello di portare all’attenzione pubblica la discriminazione di genere in ambienti lavorativi e non solo. Cerchiando nei maggiori quotidiani in nero i nomi maschili delle firme del giornalismo italiano e in rosso i nomi femminili, si evidenzia subito una disparità di genere, che non è effettivamente giustificabile in altro modo che con la parola pregiudizio.

Riconoscere questa disparità è solo il primo passo, ma anche questo primo passo sembra essere duro. Viene detto: “ma no, ormai voi donne siete dappertutto”, “vi abbiamo dato spazio in ogni ambito, da quello scientifico a quello politico, non potete più parlare di discriminazione”. Eppure i numeri parlano chiaro e dicono che non è così.

Michela Murgia non ci ha insegnato niente di nuovo, dicevamo, però tutte queste cose le ha scritte. E scrivendole ha permesso a queste parole di circolare, prendere aria, essere vento, e chissà, magari anche essere tempesta.

 Rosa, fuxia, Murgia: donne che non sanno stare zitte.

Con parole decise e chiare ha trasportato la realtà su carta. Noi abbiamo pensato di omaggiarla nel mese della sua scomparsa con tessuti e colori altrettanto chiari e decisi.

Il fuxia, il rosso, il verde. Abbiamo lasciato parlare i suoi libri, che sono

spunto di riflessione continua,

manuale di istruzione per un corretto uso della lingua italiana, scritta ma soprattutto parlata, perché siamo convinte che le parole vadano usate e pensate per bene.

Ci mancherai Michela, grazie per ciò che hai fatto, pensato, detto. Ci lasceremo ispirare.

Alcune citazioni che ci hanno colpito:

“Un gruppo di uomini che parlano è un consesso dialettico, un gruppo di donne un pollaio”.

“è come se nella testa di tutti e tutte ci fosse qualcosa di insopprimibilmente fastidioso nell’idea che una donna possa non solo avere un’opinione, ma addirittura contrapporla a quella di un uomo”.

“Signora, Signorina. Non enologa, veterinaria, ricercatrice. Nessuno, in un contesto professionale, chiamerebbe Signore un uomo con un titolo di studio”.

murgia 1024x576 Rosa, fuxia, Murgia: donne che non sanno stare zitte.

L’articolo di quando Michela Murgia portò il suo spettacolo a Porto Sant’Elpidio:

https://www.viverefermo.it/2020/02/10/diventare-fascisti-a-teatro-lesperimento-di-michela-murgia-a-porto-santelpidio/768177/

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